Mai stata una bambina nel senso canonico del termine, ho sempre odiato il rosa, non ho mai giocato con delle bambole pur avendole, alle barbie(s) mozzicavo i piedi, infilavo di nascosto torte di fango nel dolceforno della vicina, passavo ore in bicicletta o a giocare a palla, rubavo il passeggino del bambolotto dell’allora compagna di giochi per usarlo come monopattino e lanciarlo giù per la discesa di casa a una velocità da incosciente. Però ho un peluche, uno solo, non-regalo di una cugina parecchio più grande che ne possedeva di bellissimi e teneva questo reietto in un angolo; è bastato un secondo “Voglio quello” indicandolo con il dito “Ma no F. quello è brutto” mai, mai dire una frase del genere a un’impunita (come amava definirmi mia nonna) “Ho detto che voglio quello” scandito meccanicamente con la voce ferma continuando a indicare con il ditino, con un piglio da quattrenne dispotica. Non ci ho mai giocato, non gli ho mai dato un nome, sono quasi trent’anni che sta lì poggiato da una parte, compagno silenzioso e invisbile, ogni tanto mi ricordo, alzo la testa dalla tastiera e lo guardo, è indubbiamente è irrevocabimente brutto in culo

Posted Thursday, November 26th, at 12:02 PM (∞).
Golders green non è un cimitero, è un giardino della rimembranza con annesso crematorio, un posto dove le ceneri vengono messe sotto delle piante o dei fiori, un posto quasi sconosciuto. Trovato l’indirizzo una mattina di settembre mi sono incamminata per Finchley road alla ricerca delle tombe di Peter Sellers, Keith Moon e altri, ma trovare lapidi dove ci sono solo dei fiori o tutt’al più delle targhe commemorative è un’impresa ardua, stavo per rinunciare ormai in preda alla scoramento quando mi si avvicina un giardiniere e mi dice la frase magica “Can I help you?” “Sì, mi servirebbe una mano grazie” e allora lui tutto ballonzolante va a chiamare il giardiniere capo che mi mostra quello che stavo cercando e che poi mi domanda “Tutto qui? Non le piacerebbe vedere altro?” non faccio nemmeno in tempo a farfugliare un “magari” che già siamo nell’ufficio del direttore. Il direttore, Nigel, dopo avermi offerto una tazza di tè mi domanda in cosa può essermi utile, gli spiego che io vado in giro per cimiteri a scattare fotografie, schizza in piedi e mi fa “Ma allora è una cosa seria! Andiamo” prende un mazzo di chiavi enormi, dei fogli, e mi trascina in un tour privato di un’ora mezza dove mi vengono aperte porte normalmente chiuse al pubblico, mi viene raccontata la storia del crematorio, i riti, le scadenze, i costi, il lavoro dei giardinieri, il perchè di una scelta invece che di un’altra, il tutto passeggiando in quello che più altro appare come un parco o un roseto; alla fine mi ringrazia Nigel regalandomi un libricino con la storia di Golders Green e io ringrazio lui, mi rimetto lo zainetto in spalla e vado a cercare la fermata del bus direzione 21 New Globe Walk Bankside c’è un certo William S. che mi aspetta

Golders green non è un cimitero, è un giardino della rimembranza con annesso crematorio, un posto dove le ceneri vengono messe sotto delle piante o dei fiori, un posto quasi sconosciuto. Trovato l’indirizzo una mattina di settembre mi sono incamminata per Finchley road alla ricerca delle tombe di Peter Sellers, Keith Moon e altri, ma trovare lapidi dove ci sono solo dei fiori o tutt’al più delle targhe commemorative è un’impresa ardua, stavo per rinunciare ormai in preda alla scoramento quando mi si avvicina un giardiniere e mi dice la frase magica “Can I help you?” “Sì, mi servirebbe una mano grazie” e allora lui tutto ballonzolante va a chiamare il giardiniere capo che mi mostra quello che stavo cercando e che poi mi domanda “Tutto qui? Non le piacerebbe vedere altro?” non faccio nemmeno in tempo a farfugliare un “magari” che già siamo nell’ufficio del direttore. Il direttore, Nigel, dopo avermi offerto una tazza di tè mi domanda in cosa può essermi utile, gli spiego che io vado in giro per cimiteri a scattare fotografie, schizza in piedi e mi fa “Ma allora è una cosa seria! Andiamo” prende un mazzo di chiavi enormi, dei fogli, e mi trascina in un tour privato di un’ora mezza dove mi vengono aperte porte normalmente chiuse al pubblico, mi viene raccontata la storia del crematorio, i riti, le scadenze, i costi, il lavoro dei giardinieri, il perchè di una scelta invece che di un’altra, il tutto passeggiando in quello che più altro appare come un parco o un roseto; alla fine mi ringrazia Nigel regalandomi un libricino con la storia di Golders Green e io ringrazio lui, mi rimetto lo zainetto in spalla e vado a cercare la fermata del bus direzione 21 New Globe Walk Bankside c’è un certo William S. che mi aspetta

Posted Tuesday, November 24th, at 1:05 PM (∞). Available in higher resolution.

mi dici “ma lo sai che sei bellissima”. Certo che lo so, sono gli altri che non lo sanno, ma perchè non mi capiscono la mia è una bellezza che va decifrata, interpretata, al prossimo che se ne esce con un “ma quanto sei bella tu” esclamo “come un Kandinskij” solo che valgo meno, a meno che non mi valuti a peso, in quel caso ogni chilo un carato, altro che Cullinan I una roba che se continua la crisi alle brutte mi faccio incastonare

Posted Monday, November 2nd, at 5:50 PM (∞).
The strange thing about life is that though the nature of it must have been apparent to every one for hundreds of years, no one has left any adequate account of it. The streets of London have their map; but our passions are uncharted. What are you going to meet if you turn this corner? (Virginia Woolf, Jacob’s Room 1922)

The strange thing about life is that though the nature of it must have been apparent to every one for hundreds of years, no one has left any adequate account of it. The streets of London have their map; but our passions are uncharted. What are you going to meet if you turn this corner? (Virginia Woolf, Jacob’s Room 1922)

Posted Monday, November 2nd, at 10:11 AM (∞). Available in higher resolution.

Johnny Guitar: don’t go away

Vienna: I haven’t moved

Johnny Guitar: tell me something nice

Vienna: Sure. What do you want to hear?

Johnny Guitar: Lie to me. Tell all these years, you’ve waited. Tell me

Vienna: All these years, I’ ve waited

Johnny Guitar: Tell me you’d have died if I hadn’t come back

Vienna: I would have died if you hadn’t come back

Johnny Guitar: Tell me you still love me like I love you

Vienna: I still love you like you love me


Johnny Guitar 1964 (Joan Crawford as Vienna, Sterling Hayden as Johnny “guitar” Logan)

Posted Tuesday, September 22nd, at 5:21 PM (∞).

partire di notte, i treni che ogni volta mi incantano, Dùn Éideann, il castello di edimburgo, il royal mile, i sigari hamlet, il whisky, il royal botanic garden, leith, the old town, le scrambled eggs (on toast better) arthur’s seat, orange juice, Old Calton Burial Ground, Calton Hill, Walter Scott, innis & gunn, il fiume Avon, le terme romane, the abbey church e il brighton pier, il fish and chips, e bruciarsi il naso a brighton, la Bodleian library (chiusa), lo skinny cappucino, kew gardens, Ascension Parish Burial Ground, la guinness, il millenium bridge che si muove, saint john’s college, trinity college, burger king, saint paul, argyle square, highgate, old speckled hen, westminster e le foto fatte di nascosto, king’s cross, oyster card, l’oceano, camden market, il tour privato a golders green, as you like it, il kebab, e sarà che la parola genio è abusata ma quando dopo 400 anni riesci ancora a far ridere un teatro intero io non so davvero come chiamarti, l’infinito giro per wolvercote, grande stella d’africa, abbot ale..com’era quella canzone dei pink floyd? Cause I’m the man on the outside looking in (..) Now I’m the man on the inside looking out

Posted Thursday, September 17th, at 11:23 PM (∞).

mia arrivi con 6/12 bottiglie di vino in offerte a 1 euro l’una (nero d’avola, trebbiano d’abruzzo) e dopo averle pagate mi chiedi “a’ signori’ che dice sarà buono sto’ vino?” e io che conosco il mio lavoro ti dico “ah beh, le hanno comprate in tanti” e tu mi sorridi e te vai rasserenato dalla mia non-risposta. just an ordinary day

Posted Tuesday, August 25th, at 8:58 PM (∞).

perdere male, che è peggio che perdere e basta, beccarsi sette palle da una rinomata squadra inglese ma essere poi capaci di battere il real madrid, vincere gli scudetti ogni trent’anni (in media) e sempre quando meno te lo aspetti, tremare ogni volta che qualcuno pronuncia liverpool o lecce, mandare tutto a puttane quando sembrava ormai cosa fatta, sapere che quella pippa clamorosa venduto ad un’altra squadra diventerà dio sceso in terra, e che il mega campione si schianterà sul primo paletto di trigoria appena dopo la conferenza stampa, chiedere  “aho’ ma c’ha fatto ‘a roma?” anche se poi sono decenni che non vedi una partita intera, e roma-juve, e non avere dubbi quando ti chiedono per chi tifi anche se poi non ti ricordi mezza formazione. Io non so com’è per le altre squadre, ma essere romanista non è tifare una squadra di calcio, essere romanista è uno state of mind

Posted Monday, August 24th, at 10:12 AM (∞).

il punto è che se uno non ti sta simpatico in automatico ti deve stare antipatico, ma non è detto che sia così, semplicemente forse lo trovi noioso o non condividi il suo approccio a una situazione comune o chissà cos’altro, sarebbe una questione di sfumature come nei colori, ma se non riusciamo a metterci d’accordo su cosa è azzurro e cosa è celeste figurati se possiamo farcela quando si parla di sentimenti e sensazioni, niente di esacrabile in fondo, è che distinguere tra bianco e nero è più semplice tutto qui, ma a volte impreciso. “E allora spiegami” dirai tu, eh facile, la sai la differenza tra lavanda e lilla? no? e allora lasciamo perdere, anche perchè mi viene il dubbio che abbia ragione tu

Posted Tuesday, August 18th, at 11:00 AM (∞).
….e allora ripensai alla vecchia barzelletta, in cui c’è questo tizio che va dallo psichiatra e gli fa: “Dottore,mio fratello è pazzo. Crede di essere una gallina”. E allora il dottore gli dice: “Ma perché non lo rinchiudete in manicomio?”. “Già! Ma poi dopo, l’ovetto fresco, a me, chi me lo fa?”. Insomma, mi pare, grosso modo, di pensarla così, riguardo ai rapporti umani. Mi spiego, sono del tutto irrazionali e pazzeschi e assurdi e mi sa tanto che li sopportiamo perché tutti quanti, più o meno, ne abbiamo bisogno, dell’ovetto fresco

Woody Allen

Posted Monday, August 10th, at 11:16 AM (∞).

mi piace passare agosto in città, mi piace passare agosto a Roma, l’assenza di traffico, il parcheggio che si trova facilmente, i tavoli liberi al pub (o al ristorante), dover percorrere parecchi metri prima di sentire una frase in italiano, mille piedi pochi pneumatici, gli scorci che si rivelano, le domeniche irreali, quelli che ti mandano gli auguri di ferragosto perchè si preoccupano che sei rimasto in città (ma poi, auguri de che?) e andarsi a prendere l’aria fresca in cima al vittoriano (o dove preferite) e sentire meno caldo, camminare in mezzo alla strada che diventi padrone della città chi per motivi socio-economici non potrà essserlo il resto dell’anno, e sentirsi fortunati quando tutti ti danno dello sfigato, l’ombra dei platani, il tempo dilatato dal canto dei grilli; Orazio diceva ” Possis nihil Urbe Roma visere maius.” (Che tu non possa mai vedere nulla di più grande di Roma) dubitarne spesso, 31 giorni all’anno per ricredersi, ogni volta. buona vacanze anche a voi

Posted Monday, August 3rd, at 11:03 AM (∞).

discussione a cena con amici, amico di vecchia data ad amica di vecchia data: “no perchè voi donne, tranne frattaglia, avete il brutto vizio..(segue frase a piacere sui vizi delle donne); “no perchè voi donne, tranne frattaglia, quando si tratta uomini…(frase a piacere sui rapporti uomo donna); “no perchè voi donne, tranne frattaglia, pensate sempre..(frase a piacere sul balzano cervello delle donne); “no perchè voi, tranne frattaglia, siete proprio così..(segue frase retorica sulle donne). Forse sarei dovuta intervenire, ma avevo troppo da fare con l’entrecote all’aceto balsamico.

Posted Sunday, August 2nd, at 10:33 AM (∞).

si possono imparare tante cose in una sera di luglio al circo massimo, che c’è un’umidità delle madonna per esempio, che ci sono i cingalesi che giocano a cricket, che “piantala co sti bonghi” dovrebbe essere un articolo delle costituzione non una canzone di elio e le storie tese, che non sei l’unica a cui piaceva Paolo Tofoli, che il mojito è buono ma quello autoprodotto è meglio, che anche se ti ricordi la semifinale di italia-brasile dell’ 82 perchè già stavi all’elementari non sei ancora anzyana, che tanto le foto te le fanno lo stesso (resistance is futile) che rum e chinotto si chiama “cubotto”, che le uova sode con la maionese sono una delle più grandi invenzione dell’arte culinaria, che non assocerai mai quei mille nomi alle facce, che siamo dei cialtroni, che ad agosto in ferie praticamente non ci va nessuno, che “sta mongolfiera ha rotto il cazzo” che i runners delle nove di sera apprezzano il nostro stile di vita salutare, che ogni volta che si organizza qualcosa è un successone perchè mica pizza e fichi però magari si, portiamo anche quella la prossima volta

Posted Wednesday, July 29th, at 10:00 AM (∞).

Perché i cimiteri. Già perché. Perché il cimitero è dissumulazione, culto per i morti ma luogo per i vivi, gli unici che gli conferiscono un senso, un posto dove si affrontano paure, riaffiorano ricordi per qualcuno che se n’è andato (o finalmente toltosi dalle scatole), si rievocano storie, tornano alla memoria lembi di esistenza che ci consolano (o ci terrorizzano), lo sanno bene all’estero dove spesso sono anche giardini dove passeggiare (père lachaise, highgate), meno da noi, popolo dalle indignazioni effimere ma dalle commemorazioni infinite. I cimiteri sono uno dei luoghi più inverosimili che l’uomo abbia inventato. La mia passione cominciò quando un giorno, alla ricerca di un po’ di silenzio capitai all’acattolico di Roma; e a prescindere da tutte le chiacchiere credo che sia ancora questo il perché: il silenzio. Doveroso, quasi obbligatorio.

Posted Tuesday, July 21st, at 2:28 PM (∞).
The light that reveals Rome’s monuments is not that to which we are accustomed; it produces numerous optical effect plus a certain atmosphere, all impossible to put into words. The light strikes Rome in ways that I’ve never seen.
Henri Beyle, alias Stendhal

The light that reveals Rome’s monuments is not that to which we are accustomed; it produces numerous optical effect plus a certain atmosphere, all impossible to put into words. The light strikes Rome in ways that I’ve never seen.

Henri Beyle, alias Stendhal

Posted Tuesday, July 7th, at 11:21 PM (∞).

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